Nell’ambito del progetto “Remix, arte e cultura per la rinascita della Valnerina”, in occasione dell’incontro “L’Europa per i Giovani” organizzato dal CeSVol il 30 marzo 2019, presso l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Beato Simone Fidati” è stato somministrato un questionario agli studenti, su alcuni aspetti e temi affrontati per l’implementazione del progetto.

Il questionario ha riguardato tre ambiti di rilevazione:
-aspettative e opportunità mondo del lavoro
-rapporto con il proprio territorio
-conoscenza e interesse per i programmi europei e mondo del volontariato


Gli studenti intervistati sono stati 50, frequentanti le classi IV e V ad indirizzo IPSIA e Liceo Scientifico. I ragazzi sono residenti prevalentemente nei Comuni di Cascia e Norcia (82%) e hanno un’età compresa tra i 17 e 19 anni. Nell’indirizzo scolastico preso a campione, abbiamo una prevalenza maschile (62%) su quella femminile (38%). Il progetto “Remix” è poco conosciuto dagli studenti, tuttavia un 10% di loro conosce e partecipa alle attività e laboratori previsti.
Provando a interpretare le aspettative dei ragazzi rispetto al mondo del lavoro e al proprio futuro legandolo anche con il territorio, emergono aspetti interessanti, sicuramente non esaustivi, ma di indirizzo per nuove progettualità “con e per” i giovani. Al termine della Scuola Secondaria Superiore, la maggioranza dei ragazzi vorrebbe proseguire gli studi con il percorso Universitario, gli altri, in buona parte sono orientati alla ricerca di un lavoro, magari anche a seguito di un corso di formazione professionale. I ragazzi dimostrano anche una conoscenza e un’informazione sui principali percorsi per accedere al mondo del lavoro: quali concorsi, colloqui e tirocini. Questi ultimi vengono considerati il principale strumento di contatto con il mondo del lavoro.

Tema comune per tutti i ragazzi è trovare un’occupazione, un lavoro che possa garantire una stabilità economica, coerente con gli studi fatti e anche per la realizzazione personale dal punto di vista affettivo e sociale.
Tra le varie risposte riportiamo alcune frasi dei ragazzi alla domanda specifica sulle aspettative del mondo del lavoro: “Sfruttare le mie passioni al massimo così da sentire nemmeno per un giorno il “peso” del lavoro”. “Vorrei laurearmi al conservatorio in batteria pop per poi iniziare a suonare con i cantanti “ “Diventare ingegnere meccanico per poter inventare nuove cose” “Avere un lavoro che possa piacermi, senza pensare solamente all’ambito economico” “Un lavoro che permetta di mantenere me e la mia futura famiglia”.
In merito alla possibilità di avviare attività in proprio o tramite Start Up i ragazzi mostrano una scarsa conoscenza dell’argomento, dovuta alla giovane età e probabilmente ancora non la percepiscono come un’opportunità di sviluppo lavorativo.

Dal punto di vista delle competenze e conoscenze ritenute utili, per il mondo del lavoro, abbiamo un giudizio unanime sull’importanza della conoscenza di della lingua inglese. Le competenze informatiche sono ritenute basilari, in concomitanza con una esperienza pregressa. Emerge, inoltre, l’importanza di una buona predisposizione e capacità al lavoro in gruppo con l’adattamento alle nuove esigenze del mercato del lavoro.

Entrando nello specifico del contesto della Valnerina, ai ragazzi sono state poste alcune domande sul territorio e sul loro senso di appartenenza. Si è cercato di evidenziare gli elementi considerati comuni tra le varie realtà locali, partendo dalla percezione del patrimonio culturale della valle.
E’ interessante notare come i ragazzi considerano, positivamente (le risposte molto e abbastanza convincono l’86% degli intervistati), il valore del patrimonio culturale locale – inteso come insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione (come definito dalla Convenzione di Faro) – come elemento fondamentale per la rinascita e la crescita della Valnerina dopo il sisma del 2016.
Riguardo alla ricostruzione sociale e culturale post sisma della Zona, i ragazzi hanno opinioni diverse caratterizzate comunque da un senso comune di scarso coinvolgimento. Alla domanda specifica di come essere chiamati in causa, i ragazzi non specificano azioni precise di coinvolgimento ma esprimono una generica necessità di ascolto e partecipazione

Riguardo alla ricostruzione sociale e culturale post sisma della Zona, i ragazzi hanno opinioni diverse caratterizzate comunque da un senso comune di scarso coinvolgimento. Alla domanda specifica di come essere chiamati in causa, i ragazzi non specificano azioni precise di coinvolgimento ma esprimono una generica necessità di ascolto e partecipazione

Partendo dalla percezione del patrimonio culturale, si è chiesto, provando a superare i “localismi”, se si possono identificare elementi comuni, unificanti e caratterizzanti la valle, ovvero parlare di una “identità della Valnerina”. A questa affermazione, circa la metà dei ragazzi si è mantenuta prudente (46%) il restante, invece, ha ritenuto di essere d’accordo (44%). Questo può far pensare che anche il contesto sociale della Valle si stia lentamente aprendo ad una percezione comunitaria sotto alcuni aspetti e/o ambiti che meriterebbe un approfondimento di indagine.


Per i ragazzi gli elementi identitari della Valnerina sono legati a tre aspetti principali: la natura e il paesaggio (le montagne), la gastronomia e le tradizioni. Questo è un dato interessante perché nonostante le difficoltà e criticità che il territorio presenta come zona periferica, e soprattutto nelle opportunità per i giovani – che vanno ripensate in un contesto socio economico più dinamico e globalizzato ma anche in crisi – l’attaccamento alla storia, alle tradizioni, e abitudini rimane per loro un riferimento. A conferma di questa idea, è stato chiesto se i vecchi mestieri, le professioni “storiche” del territorio, sono ancora un’opportunità di lavoro in Valnerina. I ⅔ degli intervistati sono ancora convinti che i vecchi mestieri possono offrire loro qualche sbocco lavorativo. Tuttavia se confrontiamo il dato con l’altra domanda relativa alla frequenza di corsi di formazione per apprendere i vecchi mestieri per avviare Start Up o in autoimprenditorialità, si evidenza una forte sfiducia nelle “tradizioni” almeno negli aspetti pratici legati al proprio lavoro. Infatti a fronte di un 28% di risposte in cui i ragazzi, una volta terminata la scuola superiore; se ne vogliono andare dalla Valnerina – situazione aggravata sicuramente anche dal sisma – chi si dichiara interessato, in maggioranza valuterebbe la possibilità di apprendere i “vecchi mestieri” come seconda scelta e/o comunque dando priorità allo studio universitario o ad altre attività. Le vecchie professioni si potrebbero definire quasi “un bene rifugio” in assenza di altre opportunità più attraenti.
Nell’affrontare il percorso di vita e lavoro, dopo il diploma superiore, la ricerca di informazioni, riferimenti e orientamento guidato rimane importante per i ragazzi. Infatti riconoscono un ruolo di queste funzioni agli Enti preposti rispetto a una ricerca e ad un orientamento fatto da soli. Tuttavia i ragazzi, lamentano una scarsa informazione e una bassa capacità di diffusione dei servizi e comunque non sufficiente per conoscenza che oramai hanno dei programmi e opportunità a livello nazionale ed europeo.


Infatti la conoscenza dei programmi e iniziative come il Servizio Civile Universale e Erasmus Plus è consolidata per i ⅔ dei ragazzi intervistati ma allo stesso tempo c’è la necessità di ottenere più informazioni e approfondimenti data anche una disponibilità e volontà di partecipare per ampliare le proprie conoscenze, di popoli e culture diverse dalle nostre.


Questa esigenza è confermata dalla necessità di avere un punto informazioni, di orientamento e sostegno dove rivolgersi sui progetti/iniziative sopradette. Infatti sarebbe ritenuto un servizio utile a livello locale per oltre 85% degli intervistati data anche la difficoltà negli spostamenti. Dai dati fin d’ora emersi, notiamo una propensione dei ragazzi al coinvolgimento e alla volontà più o meno manifestata di partecipazione, tipica dell’età degli intervistati. Dall’altro lato la percezione di una carenza di servizi per i giovani e la necessità di supporti e strumenti all’orientamento si accompagna alla richiesta di avere più spazi e figure di riferimento a livello locale. La voglia di fare e partecipare nella comunità, meriterebbe riflessioni più approfondite e condivise ma in questa sede, potremmo proporre come esempio di sintesi il “Presidio del Volontariato” attivato presso la Scuola.
Infatti a conferma dei dati nazionali sulla bassa partecipazione e conoscenza del mondo del volontariato da parte dei giovani, la maggior parte dei ragazzi ha dichiarato che è venuto a contatto con il mondo del non profit e della solidarietà attraverso il “Presidio”.


Il Presidio è quindi risultato uno strumento efficace per far si che i ragazzi alla fine del percorso siano stati spinti a voler mettere a disposizione della comunità le loro conoscenze e competenze coscienti della gratuità e del valore aggiunto della loro azione (oltre il 70% positive, di conferma). Al tempo stesso ha fornito e guidato i ragazzi in un percorso di crescita e consapevolezza verso coloro che vivono situazioni di disagio.

A conferma dell’importanza del contatto umano tra operatore e i giovani è il fatto che all’interno del presidio è stata definita una figura di tutor, di guida che potesse accompagnare i ragazzi in ogni loro progettualità, divenendo quindi punto di riferimento rassicurando così i ragazzi su “una padronanza e partecipazione” per quanto limitata a questo mondo.

Nella lettura complessiva del questionario, per quanto breve, non emergono particolari criticità. Ci sono gli elementi tipici di poca fiducia verso il futuro e in particolare verso il mondo del lavoro e le incertezze tipiche dell’età. La situazione del vissuto quotidiano post sisma, incide ma relativamente (o almeno non emerge particolarmente) rispetto ai problemi e difficoltà comuni che si vivono nelle aree interne. I ragazzi hanno una conoscenza basilare sui programmi e iniziative ma anche volontariato ma necessitano di un maggior tutoraggio per sviluppare il proprio percorso di vita.